Ha saputo lasciare un segno del suo passaggio, grazie ai valori trasmessi ai ragazzi dell’Organo Tecnico Sezionale che sono stati i destinatari della sua relazione, una chiacchierata esperienziale tra il fischietto palermitano e le storie dei giovani ai primi passi nell’arbitraggio, che lui stesso ha voluto incontrare per trasmettere i suoi messaggi.
Tantissime situazioni di gioco, alcune significative interpretazioni su come comportarsi davanti alle difficoltà più complesse, la consapevolezza che è dall’errore che si cresce: “Arriviamo sino al vertice imparando e rialzandoci dagli errori, solo così si diventa grandi arbitri e prima ancora grandi uomini. Per questo l’AIA è l’esperienza più bella che possa fare un giovane, il punto di maturazione più bello che si possa regalare a un adolescente”.
E da qui i tantissimi racconti sui terreni di gioco “caldi”, le vicende a livello nazionale, il significato di alcuni uomini e della esperienza degli anziani che sono stati ad osservare e pungolare la crescita di Abisso.
Una riunione che ha instaurato un momento di amicizia vero e proprio tra l’arbitro della CAN A e i giovanissimi direttori di gara leccesi entusiasti della carica trasmessa loro da Abisso: “Senza ambizione costante e sacrificio nell’allenamento giornaliero, senza frequenza della Sezione e senza l’ascolto dei più grandi, questa palestra formativa comunque aiuta a crescere, indipendentemente dalla Serie A di ciascuno di noi. Se ci mettiamo anche il sacrificio, la sana ambizione e la voglia di arrivare allora nessun traguardo è precluso, sullo sfondo di comportamenti da arbitri, da atleti e da uomini che solo la nostra Associazione riesce ad inculcarci e portare nella vita quotidiana”.



